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Interrogazione Strada PRG Località Portone

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giu 24, 2011 Commenti disabilitati admin

ALL’ASSESSORE LAVORI PUBBLICI
SIG. GIUSEPPE BRACCIO

REGIONE LAZIO
ASSESSORATO INFRASTRUTTURE E LAVORI PUBBLICI
SEZIONE REGIONALE OSSERVATORIO CONTRATTI LAVORI PUBBLICI
VIA CAPITAN BAVASTRO 108
00154 ROMA

P.C.
AL SINDACO DEL COMUNE DI CAPENA
DR.SSA ANTONELLA BERNARDONI
PIAZZA SAN LUCA N.1
00060 CAPENA (RM)

AL SEGRETARIO COMUNALE
DOTT.SSA CRISTIANA MICUCCI

Comune di Capena (RM)
Arrivo
Protocollo N° 0010966 del 24-06-2011
Categoria 2 Classe 3

 

OGGETTO: LAVORI PUBBLICI — STRADA LOCALITA’ PORTONE -
PROGETTO IN DIFFORMITA’

PREMESSO

— Premesso che nel PRG del Comune di Capena, è prevista una strada in Loc. Portone che collega I’ingresso del paese, attraverso la zona 167 , al centro del paese e alla scuola media
- Premesso che la realizzazione della suddetta strada sarebbe una valida alternativa al sostenuto traffico veicolare esistente nel tratto centrale del paese
- Visto il programma previsionale annuale 2006 e triennale 2006-2008 delle opere pubbliche
- Vista la determina U.T.C. n° 197 del 14/06/2007 R.G. 425 con la quale è stato affidato all’ing. Ottavio Raggi, con studio in Via I. Garbini n° 10 Viterbo, I’incarico professionale di progettazione definitiva-esecutiva per la realizzazione della ” Strada di P.R.G. in località Portone — 1° stralcio funzionale ” con contestuale approvazione della relativa parcella preventiva dettagliata nelle prestazioni, prot. 5292/07 ammontante ad Euro 39.990,09 oltre CNPAIA ed IVA, pari ad un totale lordo di Euro 48.947,87
— Vista la nota ns/prot. 10339 del 03/07/2007 con la quale I’Ing. Ottavio Raggi trasmette il progetto definitivo-esecutivo per la ” Realizzazione della strada di P.R.G. in Loc. Portone ( 1° stralcio )” Tav. planimetrica 3/E
- Vista la determina 312 del 06/09/2007 R.G. 622 avente in oggetto ” approvazione progetto definitivo-esecutivo lavori di realizzazione strada P.R.G. Loc. Portone 1° stralcio elaborato daIl’Ing. Ottavio Raggi ns/prot. 10339/07 con annesso Q.T.E.
- Vista la determina preliminare 2 del 08/01/2010 R.G.3/3 del 13/01/2010 con la quale si approva il verbale di gara ed aggiudicazione definitiva lavori di Realizzazione strada P.R.G.Loc. Portone 1° stralcio alla Ditta Ergasia Appalti srl ed approvazione schema di contratto
- Vista la determina 26/04/2010. con la quale si da avvio ai lavori per la realizzazione della Strada P.R.G. Loc. Portone 1° stralcio
- Vista il verbale sospensione lavori per la realizzazione della Strada P.R.G. Loc. Portone 1° stralcio del 07/07/2010 al fine ” deñnire i conñni della proprietà che i privati cederanno al Comune in forza degli atti d’obbligo già sottoscritti
- Vista la Perizia di variante proposta dalI’Ing. Ottavio Raggi prot. 4183 del 14/03/2011 Tav. 2/V
— Visto la D.G. n° 54 del 13/05/2011 con oggetto lavori di realizzazione strada P.R.G. Loc. Portone 1° stralcio

CONSIDERANDO 1°

— che il progetto definitivo-esecutivo approvato con determina 312 del 06/09/2007 RG 622 e portato in bando di gara per appalto lavori con aggiudicazione alla Soc. Ergasia Appalti srl prevede un tracciato difforme rispetto alla previsione urbanistica; in particolare la parte di tracciato, ceduto per atto d’obbligo, sulla particella 166 del foglio 10, di proprietà privata, si discosta in esterno rispetto al tracciato PRG di circa metri 8 ( otto ) nel punto massimo, confinando con il canale di scolo e non sormontandolo.
- che di fronte a disposizioni quali “Il programma di cui al comma 1 (dei lavori pubblici da eseguirsi nel triennio successivo – n.d.r.) predisposto dagli enti locali è redatto in conformità agli strumenti urbanistici previsti da/la legislazione vigente…” (articolo 14, comma 2, legge n. 109 del 1994 sostituito dall’art. 128 D.L. 12-04-2006 n° 163), oppure “La relazione (previsionale e programmatica integrante il bilancio — n.d.r.) fornisce adeguati elementi che dimostrino la coerenza delle previsioni annuali e pluriennali con gli strumenti urbanistici, con particolare riferimento alla delibera di cui all’articolo 172, comma 1, lettera c), e relativi piani di attuazione e con i piani economico-finanziari di cui all’articolo 201 ” (articolo 170, comma 7,
decreto legislativo n. 267 del 2000), la conclusione logica sarebbe quella che nessun progetto può essere programmato (e di conseguenza approvato) in difformità dal piano regolatore generale.

• che esistono nell’ordinamento norme che consentono I’approvazione dei progetti di lavori pubblici in variante al piano regolatore generale, disciplinandone il procedimento (articolo, 19 del d.P.R. n. 327 del 2001, articolo 38-bis della legge n. 109 del 1994, articolo 34, comma 5, decreto legislativo n. 267 del 2000, oltre a diverse norme regionali);

- che l’applicazione letterale delle norme programmatiche citate aII’inizio produrrebbe la seguente situazione: al bilancio di previsione devono essere obbligatoriamente allegati la relazione previsionale e programmatica e il programma delle opere pubbliche, ai sensi degli articoli 170, comma 1 e 172, comma 1, lettera d), del decreto legislativo n. 267 del 2000; questi documenti devono essere conformi agli strumenti urbanistici (si veda all’inizio); i progetti devono essere conformi alla relazione e ai programmi; conseguenza: in caso si vogliano realizzare progetti con qualche difformità rispetto al piano regolatore, il bilancio di previsione (con i relativi allegati) deve essere preceduto dalla variante allo strumento urbanistico; conclusione: paralisi totale.

Ne deriva che I’approvazione di un progetto in difformità dallo strumento urbanistico è ancora possibile a condizione che se ne dia apertamente atto e che I’approvazione segua le procedure previste dalla legge.

- che il progetto può essere approvato, sempre con congrua motivazione, ma tale approvazione del progetto costituisce semplice adozione di variante urbanistica al piano regolatore; essa deve essere poi approvata, secondo le modalità previste dalle norme derogatorie citate in precedenza.

- che d’altra parte, tali suddette difformità, non si possono considerare come non sostanziali e riferite ad approssimazione dei segni grafici sugli elaborati del piano regolatore qualche volta giustifica un simile argomento: uno spessore di linea di 1 mm, su una tavola in scala 1: 5.000 o in scala 1: 2.000, corrisponde ad una sezione rispettivamente di 5 e 2 metri; la riproduzione meccanica di un elaborato a sua volta non originale, porta ad errori dell’ordine dell’1 o 2 % in termini lineari; le linee tracciate sulle mappe catastali, una volta trasposte sul terreno reale del progetto, restituiscono un’attendibilità molto scarsa. Inoltre, spesso, gli scarti tra il progetto dell’opera e le previsioni del piano più che difformità sono semplici adattamenti e specificazioni in sede esecutiva, di una programmazione che per sua natura non può che essere indicativa e
di una certa genericità. Tuttavia in questo caso la rilevanza delle difformità “deve essere valutata in concreto, in rapporto alle dimensioni complessive dell’opera ed alla sua collocazione ambientale. Verosimilmente, se si trattasse di un grande tronco autostradale da realizzare in zone disabitate, differenze di pochi metri potrebbero venire giudicate irrilevanti. Ma nel caso di una strada secondaria che s’insinua fra case di abitazione andando ad occupare terreni privati e/o aree pertinenziali; in tale situazione, è intuitivo che anche uno spostamento di pochi metri può incidere in modo rilevante sugli interessi legittimi dei cittadini (Consiglio di Stato, Sez. IV, cit.), inoltre si tenga presente che lo spostamento della carreggiata comporta
“automaticamente” lo spostamento della fascia di rispetto, imprimendo nuovi vincoli a proprietà “incolpevoIi“ che non possono essere imposti con la semplice approvazione del progetto senza le garanzie del procedimento di variante urbanistica.
— che la ricognizione del luogo dove sarà eseguito il lavoro pubblico avrebbe messo in evidenza la presenza del canale di scolo, peraltro riportato sul PRG, condizione di estrema importanza sia tecnica sia economica, coperto e quindi presumibilmente intubato nel progetto del PRG, scoperto e confinante nel progetto esecutivo, non può far pensare ad una difformità non sostanziale ma ad un vera e propria voluta variante al PRG

CONSIDERANDO 2°

— che dopo le modifiche apportate all’art. 25,dalla L, 415/1998 (Ia Merloni ter) e dall’art. 132 del D.L. 12-aprile -2006 n° 163 le varianti in corso d’opera sono ammesse, sentiti il progettista e il Direttore dei lavori, solo in una delle seguenti ipotesi:

a. per esigenze derivanti da sopravvenute disposizioni normative.

Un tipico esempio è costituito dall‘introduzione, successiva alla pubblicazione del bando di gara, di una nuova normativa tecnica: nuove disposizioni in materia di abbattimento delle barriere architettoniche, oppure sulla sicurezza degli impianti, comportano la necessità di adeguare I’originario progetto;

b. per cause impreviste e Imprevedibili accertate nei modi stabiliti dal Regolamento (prima possibilità ricompresa sotto la lettera b) oppure (seconda possibilità) per l’intervenuta possibilità dl utilizzare materiali, componenti e tecnologie non esistenti al momento della progettazione che possono determinare, senza aumento di costo, significativi miglioramenti nella qualità dell’opera o di sue parti e sempre che non alterino I’impostazione progettuale.

In questi casi (art. 134, comma 8 del Regolamento) il responsabile del procedimento, su proposta del Direttore dei lavori, descrive la situazione di fatto, accerta la sua non imputabilità alla stazione appaltante, motiva circa la sua non prevedibilità al momento della redazione del progetto o della consegna dei lavori e precisa le ragioni per cui si renda necessaria la variazione. Qualora i lavori non possano eseguirsi secondo le
originarie previsioni di progetto a causa di atti o provvedimenti della Pubblica Amministrazione o di altra autorità, il responsabile del procedimento riferisce alla stazione appaltante; b-bis) per la presenza di eventi inerenti la natura e specificità dei beni sui quali si interviene, verificatisi in corso d’opera, 0 di rinvenimenti imprevisti o non prevedibili nella fase progettuale.

In questo caso (art. 134, comma 8 del Regolamento) la descrizione del responsabile del procedimento ha ad oggetto la verifica delle caratteristiche deII’evento in relazione alla specificità del bene, 0 della prevedibilità o meno del rinvenimento.

c. nei casi previsti dall’articolo 1664, secondo comma, del codice civile (cosiddetta sorpresa geologica).

Tale condizione si verifica quando si manifestano difficoltà di esecuzione derivanti da cause geologiche, idriche e simili, non previste dalle parti, che rendano notevolmente più onerosa la prestazione dell’appaltatore; in questo caso la variante, oltre ai fini tecnici e amministrativi, deve riconoscere |’equo compenso in favore dell’appaltatore;

d. per il manifestarsi di errori o di omissioni nel progetto esecutivo.

Il comma 5-bis dell’art. 25 della Merloni ripreso dall’art. 132 comma 6 del D.L.12-04-2006 n° 163 definisce l’errore od omissione progettuale: si considerano errore o omissione di progettazione l’inadeguata valutazione dello stato di fatto, la mancata od erronea identificazione della normativa tecnica vincolante per la progettazione, il mancato rispetto dei requisiti funzionali ed economici prestabiliti e risultanti da prova
scritta, la violazione delle norme di diligenza nella predisposizione degli elaborati progettuali. Al verificarsi di tali circostanze il responsabile del procedimento ne dà immediata comunicazione al|’osservatorio dei lavori pubblici ed al progettista che è considerato (art. 25, comma 2) responsabile per i danni subiti dalla stazione appaltante. Quando (art. 10, comma 8 del nuovo Capitolato generale) il progetto esecutivo sia stato
redatto a cura dell‘appaltatore, e la variante derivi da errori o omissioni progettuali imputabili all‘appaltatore stesso, sono a suo totale carico I’onere della nuova progettazione, le maggiori spese, le penali per mancato rispetto dei termini di ultimazione contrattuale e gli ulteriori danni subiti dalla stazione appaltante.

In questo caso, inoltre, non trova applicazione (art. 25, comma 4) la regola generale del sesto quinto o quinto d’obbligo prevista dall‘art. 344 della L. 2248/1865: se le varianti dovute ad errore progettuale eccedono il quinto dell’importo originario del contratto le parti non hanno la facoltà, generalmente riconosciuta, di proseguire i lavori in eccesso o di recedere dal contratto poiché la norma impone la seconda soluzione;

e. per modifiche finalizzate al miglioramento dell’opera e alla sua funzionalità (cosiddette
varianti migliorative). Possono essere in diminuzione (art. 11 del D.M. 145/2000) oppure in aumento (purché non comportino un aumento di spesa superiore al 5%).

Tali varianti sono previste dall’art. 25, comma3, secondo e terzo periodo e sono subordinate al verifiarsi congiunto e contemporaneo di quattro condizioni:

- le varianti devono essere finalizzate al miglioramento dell’opera ed alla sua funzionalità le quali devono essere motivate nella relazione che accompagna la variante;
- le varianti devono essere motivate da obiettive esigenze sopravvenute e non prevedibili al momento del contratto, quindi non derivanti da errori progettuali, da negligenze o da dimenticanze: anche queste esigenze devono essere illustrate nella relazione;
- le varianti non devono comportare un aumento di spesa superiore al 5% dell’importo originario del contratto: il limite percentuale si applica alla somma di tutte le varianti qualora siano più di una; sempre in caso di più varianti l’importo sul quale calcolare il limite percentuale è sempre quello del contratto originario a prescindere dal suo incremento mediante successivi atti di sottomissione per perizie suppletive;
- il maggior onere per le opere, fermo restando il limite di cui al punto precedente, deve trovare copertura nello stanziamento già previsto per l’intervento e cioè non necessariamente nell’impegno di spesa registrato
in relazione al rapporto economico sorto nei confronti dell’appaltatore ma nella somma stanziata in origine per il singolo intervento: tale onere può essere affrontato attingendo alle somme a disposizione per
imprevisti, al risparmio ottenuto col ribasso di gara o ad altri risparmi accertati rispetto al quadro economico del progetto, che non aumenta nel suo importo complessivo.

Le varianti migliorative in aumento non possono comportare un aumento di spesa superiore al 5 per cento dell’importo contrattuale originario e il maggior onere per le opere deve trovare copertura nello stanziamento già previsto per l’intervento (art, 25, comma 3 della Merloni). L’art. 134, comma 10 del Regolamenmto dispone ora che tali varianti siano approvate dal responsabile del procedimento, previo accertamento della loro non prevedibilità, e che alla loro copertura si provveda attraverso l’accantonamento per imprevisti o mediante utilizzazione, ove consentito, delle eventuali economie da ribassi conseguiti in sede di gara.

Le varianti in diminuzione migliorative sono ora disciplinate dall’art. 11 del Capitolato Generale: l’impresa appaltatrice, durante il corso dei lavori può proporre al Direttore dei lavori eventuali variazioni migliorative sua esclusiva ideazione e che comportino una diminuzione dell‘importo originario dei lavori. Possono formare oggetto di proposta le modifiche dirette a migliorare gli aspetti funzionali, nonché singoli elementi tecnologici o singole componenti del progetto, che non comportano riduzione delle prestazioni qualitative e quantitative stabilite nel progetto stesso e che mantengono inalterate il tempo di esecuzione dei lavori e le condizioni di sicurezza dei lavoratori. La idoneità delle proposte è dimostrata attraverso specifiche tecniche
di valutazione, quali ad esempio l‘analisi del valore. La proposta dell’appaltatore, redatta in forma di perizia tecnica corredata anche degli elementi di valutazione economica, è presentata al Direttore dei lavori che entro dieci giorni la trasmette al responsabile del procedimento unitamente al proprio parere. Il responsabile del procedimento entro i successivi trenta giorni, sentito il progettista, comunica all‘appaItatore le proprie motivate determinazioni ed in caso positivo procede alla stipula di apposito atto aggiuntivo. Le proposte de||’appaltatore devono essere predisposte e presentate in modo da non comportare interruzione o rallentamento nel|‘esecuzione dei lavori così come stabilita nel relativo programma. L’impresa può avere
interesse a presentare tale proposta perché le economie risultanti sono ripartite in parti uguali tra la stazione appaltante e l’appaltatore. Si badi che l‘impresa non può proporre varianti in diminuzione migliorative in caso di appalto concorso.

Ai sensi dell’art. 25, comma 3 ripreso dall’art. 132 comma 3 D.L. 12-04-2006 n° 163, primo periodo della Merloni, non sono invece considerati varianti (e quindi sono da considerarsi sempre ammessi) gli interventi disposti dal Direttore dei lavori per risolvere aspetti di dettaglio, che siano contenuti entro un importo non superiore al S per cento (aumentato al 10 per cento per i lavori di recupero, ristrutturazione, manutenzione e restauro) delle singole categorie di lavoro appaltato e che non comportino un aumento della spesa prevista per la realizzazione dell‘opera (le variazioni in risparmio e quelle in eccedenza devono compensarsi).

Queste modificazioni (non varianti) in corso d’opera non necessitano di approvazione da parte degli organi decisionali, né di modifica delle condizioni contrattuali.

Non possono essere considerate propriamente varianti neanche le diminuzioni dei lavori di cui all’art. 135 del Regolamento come specificato dall’art. 12 del Capitolato Generale: tali diminuzioni, infatti, possono essere ordinate dalla stazione appaltante indipendentemente dalle ipotesi previste dall’art. 25 della Merloni; tale diritto potestativo della stazione appaltante può essere esercitato alle seguenti condizioni:

• la diminuzione dei lavori deve essere contenuta entro un quinto dell‘importo del contratto;
• all’appaltatore non è dovuto alcun indennizzo;
• l‘intenzione di avvalersi della facoltà di diminuzione deve essere comunicata tempestivamente all’appaltatore e comunque prima del raggiungimento del quarto quinto dell’importo contrattuale.

Tutte le variazioni al progetto appaltato che non rientrino nelle ipotesi ora descritte sono da considerarsi illegittime. In particolare (art. l34 del Regolamento e art. 10 del Capitolato generale), nessuna modificazione ai lavori appaltati può essere attuata ad iniziativa esclusiva dell’appaltatore, se non è disposta dal Direttore dei lavori e preventivamente approvata dalla stazione appaltante. La violazione del divieto, salvo diversa valutazione del responsabile del procedimento, comporta l’obbligo dell‘appaltatore di demolire a sue spese i lavori eseguiti in difformità, fermo restando che in nessun caso egli può vantare compensi, rimborsi o indennizzi per i lavori medesimi.

In considerazione di quanto esposto in precedenza vogliamo sapere:

1. Come mai il progetto definitivo-esecutivo Tav. Planimetrica 3/E è difforme al progetto P.R.G. ?

2. Come mai tali difformità non sono state rilevate dal responsabile del procedimento ?

3. Se il progetto definitivo-esecutivo, valutato dal responsabile del procedimento deve essere considerato come una variante, come mai non sono state attivate le procedure esecutive previste dalla legge ?

4. Se le difformità del progetto esecutivo sono da considerarsi come una ” svista” rispetto alla previsione urbanistica, vogliamo sapere a chi deve essere imputata la responsabilità della verifica di conformità del
progetto in relazione al tracciato da P.R.G. e quali provvedimenti a carico dei responsabili si vogliono prendere per tutelare i cittadini ?

5. Se la difformità del progetto esecutivo sono da considerarsi come ” non sostanziali” come si spiega la successiva intenzione di intubare il canale di scolo, sempre stato presente nella zona interessata, e da piano P.R.G. già sicuramente interessato nel progetto? e come si spiega il successivo fermo lavori ( tra l’altro mai Iniziati) per rivalutazione confini, quando da P.R.G. la strada già si valutava tangente al confine dei lotti
interessati ? Condizioni queste sicuramente non valutabili come ” non sostanziali “.

6. Se la nuova progettazione della variante comporta degli aumenti di spesa, rispetto a quanto stabilito con determina UTC n° 197 del 14-06-2007; e in caso affermativo, a chi deve essere imputato l’eventuaIe
danno economico ?

7. Si sono considerati i possibili risvolti legali con la banca erogatrice del mutuo di Euro 800.000 (ottocentomila) avendo dichiarato come garanzia prioritaria la conformità del progetto definitivo-esecutivo agli strumenti urbanistici vigenti ( P.R.G ) ?

8. Vista la D.G. n° 54 del 13-05-2011 che prende atto della perizia di variante proposta dall’Ing. Ottavio Raggi Tav. planimetrica 2/V per “risolvere alcuni aspetti relativi al|’assetto finale del tratto di strada in
questione”, si evince che la variante apportata al progetto definitivo-esecutlvo vuole essere considerata come variante in corso d’opera migliorativa, in caso affermativo ci chiediamo come può essere considerata come tale dal momento che i lavori esecutivi del progetto non sono mal iniziati ? Inoltre, come stabilito da legge, le varianti migliorative possono essere autorizzate purché non comportino una variazione di spesa superiore del 5% rispetto a||’importo contrattuale originario e nel caso della variazione in oggetto risulta difficile pensare
che possa rientrare all’interno del range stabilito; devono essere motivate da effettive esigenze derivanti da circostanze sopravvenute e imprevedibili al momento della stipula del contratto e nel caso della variazione in oggetto non sembra ci siano tali circostanze. Pertanto: come pensate di giustificare la variazione al progetto
esecutivo originale nel pieno rispetto della legge ?

Capena, 24-06-2011

 

RISPOSTA

Autorità per la Vigilanza
sui Contratti Pubblici
OSSERVATORIO DEI
LAVORI PUBBLICI

Sezione Regionale del Lazio
Via Capitan Bavastro, 108
00154 Roma

REGIONE
LAZIO

Direzione Regionale Infrastrutture
Area Economica — Finanziaria. Affari Generali, Espropri

Prot. 2739/11 del 06 set. 2011

Dott. ssa Sabina Guidotti
Autorità perla Vigilanza sui Contratti Pubblici
Direzione Generale Osservatorio Contratti Pubblici
Analisi e Studio dei Mercati
Ufficio raccolta informazioni e validazione dei dati
Via di Ripetta, 246
00I86 ROMAe, p.c.Dott. Alessandro Ristich
Consigliere Comunale del Comune di Capena
Capogruppo “ll Maestrale”
Via Morlupo, 114
00060 MORLUPO (RM)

OGGETTO: Comune di Capena (RM) Realizzazione Strada di P.R.G. in Località Portone — 1° Stralcio funzionale.
CIG 039357003D.

Per i provvedimenti di competenza di codesta Autorità. si trasmette copia della nota del 24/06/20I l.
inviata dal Dott, Alessandro Risticli. Consigliere Comunale del Comune di Capena. Capogruppo del
Movimento “ll Maestrale” e dalla Signora Angela Montereali. Consigliere Comunale del Comune di
Capena, Capogruppo del Movimento “Capena Anno Zero”, concernente la realizzazione dei lavori in
oggetto.
Si ta presente che i dati relativi all`appalt0 in oggetto sono stati trasmessi al SIT/\RL in data 19/02/2010.

IL DIRIGENTE DELL’AREA
(Dott.ssa Vera Tirelli)

Via Capitan Bavastro, 108 00154 Roma tel 06/5168627/ Fax 06/51686313 2  e-mail crainone@regione.lazio.it